sabato, gennaio 26, 2008

Una volta (omaggio a Wim Wenders)



Quando il bambino era bambino se ne andava a braccia appese
voleva che il ruscello fosse un fiume
il fiume un torrente
e questa pozza il mare.

Quando il bambino era bambino non sapeva di essere bambino
per lui tutto aveva un'anima e tutte le anime erano tutt'uno.
Quando il bambino era bambino su niente aveva un'opinione
non aveva abitudini
sedeva spesso a gambe incrociate e di colpo sgusciava via.

Aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.

(Wim Wenders e Peter Handke, Il Cielo Sopra Berlino)

Una volta, sarà stato quasi undici anni fa, sono andato a vedere la rassegna che Mario Bellone organizzava sull’opera di Wim Wenders.
Ero con Davide, e ogni sera, finite le lezioni all’università, andavamo all’ABC e rimanevamo stupiti, estasiati, ipnotizzati, dallo sguardo “tutto urbanistico” del grande regista tedesco.
Film come “Alice nelle città” o “Il cielo sopra Berlino”, dove il vero protagonista era lo spazio urbano, ci sono entrati in testa (e nel cuore) in profondità che, all’epoca non potevamo neanche intuire.
Abbiamo da lì (credo inconsciamente all’inizio) cominciato a comprendere il senso del racconto della città e degli attori che si muovono in essa, la grande emozione/partecipazione che scaturiva da questi spazi fisici “tradotti” in spazio filmico e il fortissimo valore semantico insito nella “distanza” tra lo spazio reale e la sua rappresentazione, tra la realtà urbana in quanto tale, indistinta, e la rilettura di alcuni luoghi di essa che avveniva attraverso le storie raccontate (cosa diceva a tal proposito Philip Winter, protagonista di “Alice nelle città” a proposito della differenza tra la realtà vera e quella ripresa nelle sue polaroid?)
Col passare degli anni ci siamo (quasi) scordati di quella rassegna… anche se, a ben osservare gli argomenti e i titoli delle nostre due tesi di Dottorato, “La città e il movimento delle immagini” per Davide e “Il linguaggio del fumetto tra città e piano” per la mia, gli eventi di undici anni fa hanno inciso parecchio sul nostro modo di vedere e sentire le cose.
E continuano a farlo.

In questi giorni una nuova rassegna a Palermo ripercorre l’opera di Wenders e mi sono ritrovato nuovamente a sentire le stesse emozioni della prima volta e a provare l’ebbrezza di numerose conferme.

Giuseppe

4 commenti:

elena ha detto...

bellissimo articolo, che trasmette tutta la tua passione per questi temi! come tutti quelli sul blog, del resto..
complimenti!!

Davide Leone ha detto...

Grazie Peppone (Giuseppe) è sempre bello ricordare le cose che abbiamo fatto insieme, anche perché continuiamo a farne un bel po', ci divertiamo ed è molto consolante questo pensiero.

Anonimo ha detto...

dei film di wenders ricordo poco...mi è rimasta impressa però la luce.
c'è una luce, particolare, che parla all'anima in quei fotogrammi.
sarebbe bello che nel riprogettare le nostre città, qualcuno ne tenesse conto.

Anonimo ha detto...

bell'articolo, tutto tranne per quanto mi riguarda la parte su Mario Bellone, spero vivamente che lui non organizzi piu niente.